Copertina courtesy Galleria LIA RUMMA
ETTORE SPALLETTI, Ellisse, 2016, marmo bianco sivec, impasto di colore su legno. Ph. Werner J. Hannappel, Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano-Napoli


Il decreto sull'erogazione del nuovo "bonus psicologo" è stato salutato, da più parti, come un atto di civiltà, doveroso, necessario, per venire incontro alle esigenze di buona parte della popolazione. Esistono, ad oggi, decine e decine di orientamenti e di indirizzi diversi nella cura della salute mentale. Metodi, pratiche e concettualità molto diversificate, ma, bene o male, concordanti su un punto: una generale rimozione del sociale, del politico, del pubblico e un ripiegamento sulla condizione individuale e personale del singolo.
Verso una verità educativa
Valentina Chianura
Lo scenario in cui ci troviamo a vivere diventa ogni giorno sempre più “drammatico” o forse potrebbe sembrare così se non riuscissimo a cogliere anche la più piccola parte positiva delle cose. D’altronde la speranza di riuscire a percorrere senza problemi un cammino così complicato risulta sempre più flebile. Al giorno d’oggi, infatti, tra guerre, crisi economiche, politiche, sociali che avanzano e tante altre questioni, vengono meno l’attenzione per le pratiche educative e la coltivazione del senso di responsabilità.
Perché la alleanza fra Heidegger e Marx ha segnato in modo così profondo il pensiero francese del ‘900? Pensiamo agli intellettuali francesi nella complessa situazione storica che abbiamo cercato di schizzare: da un lato avevano lo stalinismo e il marxismo ossificato; dall’altro, il dominio americano, che rappresentava (e rappresenta tuttora) la cancellazione insieme della Kultur e della Civilisation; infine, si presentavano i paesi del Terzo Mondo (cioé molte delle loro colonie sulla via della ribellione) che si proponevano come alternativa alla razionalità occidentale, al weberismo, all’utilitarismo: è così sorprendente che quegli intellettuali riconoscessero delle affinità con Heidegger, che negli anni Trenta aveva vissuto, mutatis mutandis, una situazione analoga?




Fantasticheria
Ugo Cornia
Quella fantasticheria di una città senza più uomini, dove nessuno uscisse mai da una porta di casa e allo stesso modo non si vedesse neanche qualcuno che passeggia in qualche strada, in particolare riferita a Modena, come se la città di Modena fosse stata colpita da qualche grande e inimmaginabile sciagura da film di fantascienza, o da film horror, una qualche pestilenza che avesse reso Modena completamente priva di abitanti, io ancora non l’avevo mai fatta.
Lo Stato è un concetto filosofico, europeo, il controllo sociale è un concetto sociologico, americano. Entrambi si posizionano su crinali opposti di una frattura rappresentata dall’emergere delle società democratiche. (Melossi 1990).  Questa citazione, tratta dal libro di Dario Melossi The State of Social Control, imposta una triangolazione tra questi tre concetti: Stato, controllo sociale, democrazia. Vale la pena di rivisitarla alla luce dell’emergere della crisi del controllo sociale, salita alla ribalta a partire dagli anni 2020.
La popolare serie televisiva Stranger Things (da ora ST), come tutti sanno o hanno intuito, è una metafora della depressione e della lotta che si può ingaggiare nei suoi confronti. Meno evidente, forse, è la modalità da essa proposta di combattimento a questo genere di male, così pervasivo (insieme all’ansia) delle nostre società e con sempre maggior forza. Indubbiamente è ancora presente nel nostro mondo storico una certa atmosfera che tende a colpevolizzare il malato mentale come responsabile del proprio dolore.

L'opera di Tegene Kunbi Senbeto vincitrice del Grand Prix (foto: ufficio stampa Biennale di Dakar)
Gli artisti africani sono mescolati nella cultura globale. Ci sono molte innovazioni. Gli artisti della diaspora sono molti. Oggi non si possono fare mostre senza gli artisti africani e della diaspora che contribuiscono a cambiare l’ecosistema dell’arte globale. Da questo punto di vista l’arte africana contribuisce molto alla reinvenzione dell’arte contemporanea.

The Dial © Chris Reynolds, per l’edizione italiana ©Tunué, 2018
Ci sono due modi per fare le antologie librarie. Il primo è di mettere assieme tanti autori e autrici diversi, tenuti assieme da questioni meritorie o di curatela – come negli anglofoni America’s Best Comics o McSweeney's rispettivamente – o, più spesso, da un tema o un nome forti. Nonostante le differenze oggettuali – e senza entrare in questioni di carattere meritorio e qualitativo che pure sarebbe sensato sollevare – queste antologie sono quanto di più vicino ci rimane a quelle che un tempo erano le riviste d’autore.

Sara Enrico, The Jumpsuit Theme, 2022, ph. Marco Cappelletti. Courtesy La Biennale di Venezia
Promenade in Biennale
Enrico Camprini
La mostra principale curata da Cecilia Alemani, Il latte dei sogni, che si sviluppa nelle sedi dei Giardini e dell’Arsenale presenta tutti i crismi di quello che oggi può dirsi evento culturale. Uno statement preciso e assai sintetico che configura un cappello tematico accattivante – benché forse persino datato da un punto di vista storico - critico – e, soprattutto, tremendamente alla moda, condito da scelte che ammiccano a una certa radicalità e, sotto alcuni aspetti, per nulla banali e senz’altro convincenti.
Le analisi della disabilità hanno sempre posto attenzione sui limiti di un quadro interpretativo puramente medico della categoria. Questa prospettiva ne oscura infatti la dimensione politica, socioculturale, economica, che concorre invece a determinare sia una certa rappresentazione dei suoi contorni – strutturando quindi il binomio abilità/disabilità –, sia un certo tipo di esperienza individuale. Viene quindi evidenziata l’urgenza di eccedere i percorsi di cura e “aggiustamento” della persona disabile.
Sul quotidiano, soprattutto quello domestico, e sulle sue trasformazioni radicali molto si è detto e scritto, negli ultimi tempi. Vorrei riprendere appunto un filo di ragionamento che è presente anche in alcuni miei recenti scritti e che collega alcuni aspetti di tali trasformazioni che mi pare opportuno riconsiderare. Il pretesto di questa ripresa è dato dalle immagini terribile delle abitazioni e dei grandi palazzi sventrati dai bombardamenti nella guerra che si sta sviluppando in Ucraina. Appartamenti squarciati, con una “intimità” lacerata, ferita, di cui è profondamente dubbio che si possa mettere in piedi qualcosa di quasi immediatamente riparatorio.

Il trentesimo anniversario della strage di Capaci suscita la necessità di sviluppare una riflessione sulla mafia, che, partendo dalle rappresentazioni della criminalità organizzata, approda dentro i rapporti del potere, fino a mettere in luce come, la cosiddetta “emergenza mafiosa”, arrivi a legittimare quello stato d’eccezione (Schmitt, 1982; Agamben, 2003) di cui si nutrono i rapporti di potere esistenti.
Davanti a ogni pratica di appropriazione di un’immagine ci siamo abituati ad andare in cerca di intenti manipolatori. Peskov lo sa, per questo sembra dire di continuo, cambiando qualche lettera a Shakespeare, “the war is a stage”. L’adesione a tale deriva à la Baudrillard per cui non esiste più la realtà ma solo la sua rappresentazione può apparire inaspettata da parte di un portavoce di Putin, ma è piuttosto coerente con il tentativo di creare un certo tipo di messa in forma linguistica del conflitto (“operazione speciale” e non guerra; “denazificare l’Ucraina”), in modo da sfruttare, anche inconsciamente, i dubbi, le malizie, lo scetticismo e le incertezze che ormai fanno parte del nostro modo di pensare.
La relazione autentica del “noi” all’interno di un mondo in continuo mutamento diventa sempre più difficile da ricercare. Se volessimo far riferimento al pensiero di un famoso filosofo, Martin Buber, sorgerebbe spontanea la domanda: come si pone l’essere umano di fronte al mondo e alle sue relazioni?

Controllare è deviare “affetti” verso le motivazioni immanenti all’economia politica contemporanea. Le coscienze si prefigurano quale meta-mercato a uso e consumo del marketing. Il mal-essere corrisponde, quale ontologia dell’affetto-triste-chiave, a questa economia libidica. Come resistere allora a uno scenario catastrofico così delineato? Può darsi una forma di resistenza?
Mi è capitato recentemente di ritornare su alcuni testi che hanno a che vedere con la singolarità del fare teatro: il “manifesto di meno” di Gilles Deleuze, il Riccardo III nella rilettura di Carmelo Bene, alcune osservazioni benjaminiane riprese da Francesco Muzzioli nel suo Brecht con Benjamin. Contro l'immedesimazione . Ma non posso dimenticare Ferruccio Masini e la sua preziosa raccolta dedicata appunto a Brecht e Benjamin. Scienza della letteratura e ermeneutica materialista .
Sarà necessario, un giorno, rileggere la pandemia da un punto di vista non più neutro, come ha inteso mostrarsi (o ci è stato mostrato) in fin dei conti quello scientifico, ma da un punto vista più propriamente politico. Perché la vicenda Covid-19 esprime in sé, in modo ben diverso a dire il vero da come si è svolto il dibattito su questo tema, il contemporaneo rapporto tra popolazione e governo all’interno del neo-liberismo.

Il femminismo, in questi anni difficili, ha costituito forse l’ultimo centro propulsore di teorie e pratiche contro-egemoniche, manifestando una considerazione lucida nell’analisi dei nodi critici dell’esistente e non perdendo di vista le dinamiche effettive del dominio. Ma, insieme alla “forza” (che non si riduce mai ad affermazione di potere) del femminismo come pensiero in grado di produrre discorsi non assimilabili a una tradizione appestata di morte, la crisi ci ha messo addirittura di fronte alla cattura di posizioni dichiaratamente femministe nelle miserie della guerra.
È sotto gli occhi di tutti, in questi primi mesi del 2022, la battuta d’arresto che la lotta alla crisi ambientale ha subito a causa della guerra, riemersa tragicamente nel Vecchio Continente con la sua barbarie e la sua malsana fascinazione, con la minaccia, sempre viva dopo il secondo conflitto mondiale, della distruzione totale. In questo quadro, la questione dei rifornimenti di gas, il dibattito sul ritorno al nucleare e alle centrali a carbone, lo sforzo economico degli stati europei per il riarmo sembrano avvisaglie di una dilazione a tempo imprecisato del compimento dei progetti per un cambiamento concreto in direzione di una prassi eco-sostenibile.

Fa una certa impressione come, allo stesso tempo ed in modo apparentemente incoerente, lo stato d’eccezione – o emergenza – sia sulla bocca di molti e a molti altri sia sconosciuto in una misura altrettanto diffusa. Per quanto ciò possa essere illuminante, non è un problema di per sé, né per l’una né per l’altra attitudine e realtà. Anche se probabilmente il fatto che a molti il significato sia sconosciuto potrebbe valere come termometro possibile della consapevolezza del rapporto tra politica, diritto e libertà.
È possibile favorire la coesistenza nella diversità senza imporre, attraverso la violenza, la prevaricazione di un'istanza sull'altra? Si tratta del problema per eccellenza della nostra contemporaneità, del Grundproblem: esso vale tanto per la fattispecie politica e geo-politica, quanto per le problematiche insite nella crisi ecologica e nella catastrofe planetaria del cambiamento climatico.
Il tempo, a Palermo, scorre diversamente. Come per attrito. Più dimensioni temporali qui si incrociano, e si sovrappongono. Come nelle sue chiese, che sono meraviglia proprio per questo, per gli stili che stanno insieme, lingue diverse che si mischiano, una babele armoniosa, un punto d'equilibrio miracoloso, che ti pare fragilissimo ed eterno insieme. Ti lasci inondare dalla luce della Cappella Palatina, e taci.

Pochi giorni dopo l’inizio l’invasione russa dell’ Ucraina, sui muri di piccole e grandi città di tutto il mondo sono comparse moltissime immagini sul tema della guerra, come già era accaduto per altri conflitti. Una breve ricerca in rete dimostra facilmente che i murales, gli stencil e i poster più diffusi sull’invasione privilegiano due soggetti contrapposti: Vladimir Putin e i bambini ucraini.

I mesi, ormai si può dire addirittura gli anni, passano e l’arena socio-politico-mediatica continua a restituire, nel controluce di avvenimenti, notizie e scoop giornalistici, il balletto di pandemia (endemia?), cambiamento climatico, quarta rivoluzione industriale, sesta estinzione di massa ecc. ecc. Se questo accade ci sarà un perché; ma prima delle risposte, complessivamente ancora più o meno allo stato di ipotesi azzardose, mi sembra opportuno interrogarsi sull’esistenza di esigenze/emergenze, e in caso riservare loro attenzione.
A. Rainer, Messerschmidt Series, 1976–77, collezione privata © Arnulf Rainer
Arnulf Rainer (1929) entra in sintonia con il pensiero fenomenologico, nell’idea che la gestualità sia già di per sé coscienza, rivelazione di un’attitudine del soggetto, modulazione del proprio essere-nel-mondo. D’altra parte, questa stessa idea corroborava, insieme a tante altre riflessioni affini, il fenomeno artistico europeo più significativo degli anni Cinquanta, quello dell’Informale, che lo stesso Rainer ha interpretato mediante la poetica della Atomisation.

Tania Bruguera, Sin Título (Habana, 2021), 2021, installazione e performance. Courtesy l’artista, ph. Claudia Capelli
Inscrivibili all’interno di uno sviluppo in chiave concettuale dell’opera d’arte, le operazioni di Tania Bruguera (L’Avana, 1968) si caratterizzano per un aspetto trans-disciplinare che si pone in posizione di rottura nei confronti dei confini tradizionali dei media artistici — pittura, scultura e performance. Prendono così forma delle installazioni esperienziali, potremmo dire, che a strutture solide, plastiche, affiancano il ruolo performativo sia dell’artista stessa, sia dello spettatore, rendendolo partecipante attivo.

L’apparente ritorno alla normalità, l’aspirazione a pensare che le cose prima o poi torneranno com’erano, testimonia la difficoltà nel fare i conti con quanto è già accaduto, quanto sta accadendo. Come indicava Gorz negli anni 2000 la critica delle condizioni di vita, del lavoro, non solo risulta ancora necessaria, ma deve adottare anche una prassi capace di operare già nel presente nei termini di ripensamento complessivo del contesto in cui ci troviamo proiettati.
Ecologia e cambiamento
Marco Papetti
Anche senza condividere i presupposti della filosofia di Severino, ci si può servire di questa posizione per definire meglio i tratti di un paradigma filosofico che cerchi di rispondere alla crisi ecologica odierna. Se è evidente che il trionfo della volontà di potenza causato dall’incontro tra la filosofia-sottosuolo del nostro tempo e la tecnica non può in alcun modo portare a una relazione ecologica tra la produttività umana e il mondo, è però necessario chiarire quale sia precisamente il discrimine tra la situazione immaginata da Severino e una razionalità ecologica, benché possa apparire scontato.


Studio Azzurro, Il colore dei gesti, Ph. Studio Azzurro
Tre opere scandiscono l’ambiente sensibile pensato da Studio Azzurro per inaugurare il nuovo spazio Think Tank di Monopoli (Bari). La mostra prende il titolo di Meditazioni Mediterraneo e si colloca all’interno della riflessione – avviata nel 2002 e gemellare al progetto Rivelazioni Mediterraneo – che cerca di riportare alla luce, quasi con fare archeologico, le contraddizioni di cui da sempre è teatro il Mare Nostrum: scontri e incontri, affinità e divergenze tra culture differenti.