Copertina courtesy ACHILLE ADONON
ACHILLE ADONON, Les Energies, 180x 151x 15 cm, 2019, Sculpture (assemblage de rebuts  chaussures). Courtesy dell'Artista


Scrivo queste riflessioni spinta dalla gioia per le nuove proposte accademiche relative agli studi di genere, dai master e i dottorati dedicati ai numerosi seminari, e in generale per la viva sensibilità per le questioni che mi sembra si stia diffondendo anche in Italia. Questa circostanza abbastanza inedita mi ha fatto riprendere tra le mani un saggio di Christine Delphy del 1981 dal titolo Il patriarcato, il femminismo e i loro intellettuali, caratterizzato da quell’arte del sospetto che distingue il femminismo radicale e capace di porre una problematizzazione dei meccanismi di istituzionalizzazione.
Dario Melossi, analizzando lo sviluppo della democrazia negli USA, afferma: "Nel cuore culturale degli Stati Uniti - anche oggi, secondo me, afferma Melossi, il protestantesimo del New England, al di là qualunque cosa ci dicano i rappresentanti delle mode attuali del postmodernismo e del multiculturalismo, non c'era spazio per l'indulgenza fuorviante, autoritaria e profondamente conservatrice della tradizione cattolica. Giusto o sbagliato, nero o bianco: chi è o è percepito come dalla parte sbagliata della legge sarà punito".
James Lovelock, dopo aver compiuto 103 anni, si è infine ricongiunto alla sua Gaia. Personaggio ambiguo, di cui è difficile tracciare un profilo univoco. Da un lato autore di testi all’origine delle letture più radicali della attuale situazione planetaria nonché di alcuni approcci mistico-primitivistici a quest’ultima, dall’altro dipendente per molti anni della NASA; padre (insieme a Lynn Margulis) della Scienza del Sistema Terra, che è oggigiorno il modo attraverso cui la comunità scientifica guarda al pianeta Terra come a un sistema omeostatico auto-regolato dotato di una certa potenza di agire, ma anche della teoria di Gaia.




Davvero oggi - nel momento in cui siamo al termine dell’era industriale, del grande arco storico teso fra la rivoluzione francese e la crisi climatica, Chernobyl e Fukushima - il nichilismo, che di quell’era è stato la massima espressione e le cui radici affondano profondamente nella tradizione occidentale, può continuare ad essere la prospettiva dominante e centrale?
I primi incontri di gruppo all’interno dell’IPM di Airola sono avvenuti nella primavera del 2016 per intervenire sulla gestione dell’aggressività, affrontare le dinamiche tipiche del contesto detentivo e quelle nascenti, soprattutto in seguito all’inasprirsi degli scenari sociali relativi alla lotta esterna tra clan, che si stava consumando nel Centro Storico di Napoli e che, nonostante il lavoro costante degli operatori, continuavano ad avere delle ripercussioni sul clima interno creando momenti di conflittualità e di refrattarietà al trattamento dovuto soprattutto dall’avvicendarsi di detenuti affiliati ai diversi clan camorristici, spesso in guerra, che esercitavano un’azione carismatica e talvolta di sopraffazione nei confronti dei detenuti comuni.
Il futuro che passa
Ubaldo Fadini
Il testo delicato e “politicamente” centrato (rispetto a tante estenuanti e in effetti deprimenti pseudo-celebrazioni correnti) di Monica Sarsini sulla figura di Pier Vittorio Tondelli, apparso proprio su “Tropico del Cancro”, mi permette di andare con il pensiero ad alcune righe di Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta nelle quali l'autore di Altri libertini ci restituisce la Firenze della metà di quel decennio come “grande capitale culturale” contrassegnata dall'insistere di un “centro vitale e fervido in cui batte il cuore della città”.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere l'interessante e puntuale risposta di Francesco Maesano all'articolo di Gianluca Viola pubblicato su Tropico del Cancro il 2 luglio scorso.

Caro Direttore, nel corso del 2021 mi sono occupato del lavoro di formulazione della proposta per il Bonus Psicologo e della sua promozione al Senato, dove è stato adottato come emendamento da tutti i gruppi parlamentari. Il governo, allora, non ha ritenuto di inserirlo nella legge di bilancio. In seguito a quella bocciatura ho lanciato una petizione online per chiederne nuovamente l’approvazione. Una petizione molto fortunata, che ha ricevuto oltre 320mila firme e che ha sospinto l'inserimento del provvedimento nel cosiddetto “milleproroghe”.
À la carte
Flavio Favelli
Sono tanti anni che l’arte è chiamata a fare, interessarsi, possibilmente risolvere, a cose e faccende varie che non le competono. Spodestata dalla street art, oramai pitturificio a buon mercato al servizo degli outlet village e dell’industria culturale più squallida, l’arte è stata piano piano piegata alla volontà della politica e del gusto popolare che, in tempo di populismo reale, decidono ogni cosa. Quando ci sono dei problemi, e solo allora, si chiamano gli artisti, i quali fanno di tutto per rispondere a tono sull’argomento del momento.
Pier Vittorio
Monica Sarsini
Certo non eravamo felici, ma dell’amore ci dispiaceva di più non essere ricambiati che considerarne la mancanza, ci attraeva di più quell’assenza ottusa di un’intesa con un oggetto del desiderio del tutto inconsistente che la pretesa di una pienezza a noi distante. Dico noi perché in Biglietti agli amici è di questo che mi ha scritto, del fatto di confondere la vita con l’amore, il nostro argomento, quello che ci teneva uniti mentre vagabondavamo insieme per quelle strade della città lungo le quali lo accompagnavo a cercare un motivo per ridere e distrarci da tanto essere inutilmente affranti.

Arte, perché? © Eleanor Davis, 2018, per l'edizione italiana © add editore, 2021

Credo che l’assenza di una vera e propria saggistica a fumetti derivi almeno in parte dalla giovinezza del linguaggio, che sta giusto di recente e con una certa timidezza provando ad emanciparsi dalla “forma romanzo” che l’aveva fatto emergere dal pantano di pregiudizio in cui versava. E se da un lato è vero che gli esperimenti con il fumetto di poesia e con il fumetto astratto si fanno via via meno rari, così come una progressiva ibridazione mette in luce possibilità nuove, è anche vero che a lungo l’elemento cardine del fumetto – lo spazio bianco che separa le vignette – è stato inteso in termini puramente sequenziali e sottintendeva nessi causali, temporali o al più spaziali.

La visione stereotipata del collasso climatico è una visione distopica: tende a rendere paradossalmente evidente ciò che il potere economico e buona parte di quello politico avrebbero invece interesse a non far presagire. Il futuro vi assume un vago, per quanto chiaro, sentore di morte. Poiché questo si rende esplicito contro ogni volontà, la macchina spettacolare è costretta a rilanciarne l’immagine nonostante essa rappresenti un atto d’accusa contro tutto ciò che per suo tramite diventa visibile.
Il decreto sull'erogazione del nuovo "bonus psicologo" è stato salutato, da più parti, come un atto di civiltà, doveroso, necessario, per venire incontro alle esigenze di buona parte della popolazione. Esistono, ad oggi, decine e decine di orientamenti e di indirizzi diversi nella cura della salute mentale. Metodi, pratiche e concettualità molto diversificate, ma, bene o male, concordanti su un punto: una generale rimozione del sociale, del politico, del pubblico e un ripiegamento sulla condizione individuale e personale del singolo.
Verso una verità educativa
Valentina Chianura
Lo scenario in cui ci troviamo a vivere diventa ogni giorno sempre più “drammatico” o forse potrebbe sembrare così se non riuscissimo a cogliere anche la più piccola parte positiva delle cose. D’altronde la speranza di riuscire a percorrere senza problemi un cammino così complicato risulta sempre più flebile. Al giorno d’oggi, infatti, tra guerre, crisi economiche, politiche, sociali che avanzano e tante altre questioni, vengono meno l’attenzione per le pratiche educative e la coltivazione del senso di responsabilità.

Fantasticheria
Ugo Cornia
Quella fantasticheria di una città senza più uomini, dove nessuno uscisse mai da una porta di casa e allo stesso modo non si vedesse neanche qualcuno che passeggia in qualche strada, in particolare riferita a Modena, come se la città di Modena fosse stata colpita da qualche grande e inimmaginabile sciagura da film di fantascienza, o da film horror, una qualche pestilenza che avesse reso Modena completamente priva di abitanti, io ancora non l’avevo mai fatta.
Lo Stato è un concetto filosofico, europeo, il controllo sociale è un concetto sociologico, americano. Entrambi si posizionano su crinali opposti di una frattura rappresentata dall’emergere delle società democratiche. (Melossi 1990).  Questa citazione, tratta dal libro di Dario Melossi The State of Social Control, imposta una triangolazione tra questi tre concetti: Stato, controllo sociale, democrazia. Vale la pena di rivisitarla alla luce dell’emergere della crisi del controllo sociale, salita alla ribalta a partire dagli anni 2020.

L'opera di Tegene Kunbi Senbeto vincitrice del Grand Prix (foto: ufficio stampa Biennale di Dakar)
Gli artisti africani sono mescolati nella cultura globale. Ci sono molte innovazioni. Gli artisti della diaspora sono molti. Oggi non si possono fare mostre senza gli artisti africani e della diaspora che contribuiscono a cambiare l’ecosistema dell’arte globale. Da questo punto di vista l’arte africana contribuisce molto alla reinvenzione dell’arte contemporanea.

Sara Enrico, The Jumpsuit Theme, 2022, ph. Marco Cappelletti. Courtesy La Biennale di Venezia
Promenade in Biennale
Enrico Camprini
La mostra principale curata da Cecilia Alemani, Il latte dei sogni, che si sviluppa nelle sedi dei Giardini e dell’Arsenale presenta tutti i crismi di quello che oggi può dirsi evento culturale. Uno statement preciso e assai sintetico che configura un cappello tematico accattivante – benché forse persino datato da un punto di vista storico - critico – e, soprattutto, tremendamente alla moda, condito da scelte che ammiccano a una certa radicalità e, sotto alcuni aspetti, per nulla banali e senz’altro convincenti.
Le analisi della disabilità hanno sempre posto attenzione sui limiti di un quadro interpretativo puramente medico della categoria. Questa prospettiva ne oscura infatti la dimensione politica, socioculturale, economica, che concorre invece a determinare sia una certa rappresentazione dei suoi contorni – strutturando quindi il binomio abilità/disabilità –, sia un certo tipo di esperienza individuale. Viene quindi evidenziata l’urgenza di eccedere i percorsi di cura e “aggiustamento” della persona disabile.
Sul quotidiano, soprattutto quello domestico, e sulle sue trasformazioni radicali molto si è detto e scritto, negli ultimi tempi. Vorrei riprendere appunto un filo di ragionamento che è presente anche in alcuni miei recenti scritti e che collega alcuni aspetti di tali trasformazioni che mi pare opportuno riconsiderare. Il pretesto di questa ripresa è dato dalle immagini terribile delle abitazioni e dei grandi palazzi sventrati dai bombardamenti nella guerra che si sta sviluppando in Ucraina. Appartamenti squarciati, con una “intimità” lacerata, ferita, di cui è profondamente dubbio che si possa mettere in piedi qualcosa di quasi immediatamente riparatorio.

Il trentesimo anniversario della strage di Capaci suscita la necessità di sviluppare una riflessione sulla mafia, che, partendo dalle rappresentazioni della criminalità organizzata, approda dentro i rapporti del potere, fino a mettere in luce come, la cosiddetta “emergenza mafiosa”, arrivi a legittimare quello stato d’eccezione (Schmitt, 1982; Agamben, 2003) di cui si nutrono i rapporti di potere esistenti.
Davanti a ogni pratica di appropriazione di un’immagine ci siamo abituati ad andare in cerca di intenti manipolatori. Peskov lo sa, per questo sembra dire di continuo, cambiando qualche lettera a Shakespeare, “the war is a stage”. L’adesione a tale deriva à la Baudrillard per cui non esiste più la realtà ma solo la sua rappresentazione può apparire inaspettata da parte di un portavoce di Putin, ma è piuttosto coerente con il tentativo di creare un certo tipo di messa in forma linguistica del conflitto (“operazione speciale” e non guerra; “denazificare l’Ucraina”), in modo da sfruttare, anche inconsciamente, i dubbi, le malizie, lo scetticismo e le incertezze che ormai fanno parte del nostro modo di pensare.
Controllare è deviare “affetti” verso le motivazioni immanenti all’economia politica contemporanea. Le coscienze si prefigurano quale meta-mercato a uso e consumo del marketing. Il mal-essere corrisponde, quale ontologia dell’affetto-triste-chiave, a questa economia libidica. Come resistere allora a uno scenario catastrofico così delineato? Può darsi una forma di resistenza?

Il femminismo, in questi anni difficili, ha costituito forse l’ultimo centro propulsore di teorie e pratiche contro-egemoniche, manifestando una considerazione lucida nell’analisi dei nodi critici dell’esistente e non perdendo di vista le dinamiche effettive del dominio. Ma, insieme alla “forza” (che non si riduce mai ad affermazione di potere) del femminismo come pensiero in grado di produrre discorsi non assimilabili a una tradizione appestata di morte, la crisi ci ha messo addirittura di fronte alla cattura di posizioni dichiaratamente femministe nelle miserie della guerra.
È sotto gli occhi di tutti, in questi primi mesi del 2022, la battuta d’arresto che la lotta alla crisi ambientale ha subito a causa della guerra, riemersa tragicamente nel Vecchio Continente con la sua barbarie e la sua malsana fascinazione, con la minaccia, sempre viva dopo il secondo conflitto mondiale, della distruzione totale. In questo quadro, la questione dei rifornimenti di gas, il dibattito sul ritorno al nucleare e alle centrali a carbone, lo sforzo economico degli stati europei per il riarmo sembrano avvisaglie di una dilazione a tempo imprecisato del compimento dei progetti per un cambiamento concreto in direzione di una prassi eco-sostenibile.

Fa una certa impressione come, allo stesso tempo ed in modo apparentemente incoerente, lo stato d’eccezione – o emergenza – sia sulla bocca di molti e a molti altri sia sconosciuto in una misura altrettanto diffusa. Per quanto ciò possa essere illuminante, non è un problema di per sé, né per l’una né per l’altra attitudine e realtà. Anche se probabilmente il fatto che a molti il significato sia sconosciuto potrebbe valere come termometro possibile della consapevolezza del rapporto tra politica, diritto e libertà.
È possibile favorire la coesistenza nella diversità senza imporre, attraverso la violenza, la prevaricazione di un'istanza sull'altra? Si tratta del problema per eccellenza della nostra contemporaneità, del Grundproblem: esso vale tanto per la fattispecie politica e geo-politica, quanto per le problematiche insite nella crisi ecologica e nella catastrofe planetaria del cambiamento climatico.
Il tempo, a Palermo, scorre diversamente. Come per attrito. Più dimensioni temporali qui si incrociano, e si sovrappongono. Come nelle sue chiese, che sono meraviglia proprio per questo, per gli stili che stanno insieme, lingue diverse che si mischiano, una babele armoniosa, un punto d'equilibrio miracoloso, che ti pare fragilissimo ed eterno insieme. Ti lasci inondare dalla luce della Cappella Palatina, e taci.

Pochi giorni dopo l’inizio l’invasione russa dell’ Ucraina, sui muri di piccole e grandi città di tutto il mondo sono comparse moltissime immagini sul tema della guerra, come già era accaduto per altri conflitti. Una breve ricerca in rete dimostra facilmente che i murales, gli stencil e i poster più diffusi sull’invasione privilegiano due soggetti contrapposti: Vladimir Putin e i bambini ucraini.

I mesi, ormai si può dire addirittura gli anni, passano e l’arena socio-politico-mediatica continua a restituire, nel controluce di avvenimenti, notizie e scoop giornalistici, il balletto di pandemia (endemia?), cambiamento climatico, quarta rivoluzione industriale, sesta estinzione di massa ecc. ecc. Se questo accade ci sarà un perché; ma prima delle risposte, complessivamente ancora più o meno allo stato di ipotesi azzardose, mi sembra opportuno interrogarsi sull’esistenza di esigenze/emergenze, e in caso riservare loro attenzione.
A. Rainer, Messerschmidt Series, 1976–77, collezione privata © Arnulf Rainer
Arnulf Rainer (1929) entra in sintonia con il pensiero fenomenologico, nell’idea che la gestualità sia già di per sé coscienza, rivelazione di un’attitudine del soggetto, modulazione del proprio essere-nel-mondo. D’altra parte, questa stessa idea corroborava, insieme a tante altre riflessioni affini, il fenomeno artistico europeo più significativo degli anni Cinquanta, quello dell’Informale, che lo stesso Rainer ha interpretato mediante la poetica della Atomisation.

Tania Bruguera, Sin Título (Habana, 2021), 2021, installazione e performance. Courtesy l’artista, ph. Claudia Capelli
Inscrivibili all’interno di uno sviluppo in chiave concettuale dell’opera d’arte, le operazioni di Tania Bruguera (L’Avana, 1968) si caratterizzano per un aspetto trans-disciplinare che si pone in posizione di rottura nei confronti dei confini tradizionali dei media artistici — pittura, scultura e performance. Prendono così forma delle installazioni esperienziali, potremmo dire, che a strutture solide, plastiche, affiancano il ruolo performativo sia dell’artista stessa, sia dello spettatore, rendendolo partecipante attivo.


L’apparente ritorno alla normalità, l’aspirazione a pensare che le cose prima o poi torneranno com’erano, testimonia la difficoltà nel fare i conti con quanto è già accaduto, quanto sta accadendo. Come indicava Gorz negli anni 2000 la critica delle condizioni di vita, del lavoro, non solo risulta ancora necessaria, ma deve adottare anche una prassi capace di operare già nel presente nei termini di ripensamento complessivo del contesto in cui ci troviamo proiettati.
Ecologia e cambiamento
Marco Papetti
Anche senza condividere i presupposti della filosofia di Severino, ci si può servire di questa posizione per definire meglio i tratti di un paradigma filosofico che cerchi di rispondere alla crisi ecologica odierna. Se è evidente che il trionfo della volontà di potenza causato dall’incontro tra la filosofia-sottosuolo del nostro tempo e la tecnica non può in alcun modo portare a una relazione ecologica tra la produttività umana e il mondo, è però necessario chiarire quale sia precisamente il discrimine tra la situazione immaginata da Severino e una razionalità ecologica, benché possa apparire scontato.